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Il riparo degli uomini e dei ricordi

Deliziosa è la Marina di Conca con le sue casette a fior di mare e la cappellina dedicata a Santa Maria della Neve, che ogni anno tripudia di colori e di luci nella festa del cinque agosto. E’ facile, per esempio, distinguere la casa con gli archi che emergono dall’acqua, l’antica “maccaronia” dei Buonocore oppure la trecentesca casa Mele, un tempo “foresteria” del monastero di Santa Rosa e attuale Municipio; e via via gli altri edifici e i villini che si possono ammirare magari durante una passeggiata in quest’aria salubre. Qui contadini e m arinai continuano a vivere e a gioire con poco, in questo paese sereno che ogni giorno dell’anno può offrire a chiunque la sua felicità.

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Aria e mare da tornare a riamare

“Acqua roce”, “‘o rummiello”, “‘o runghetiello”, “‘a senghetella”, “‘o funtanone” e “punta ape”, sono alcuni dei nomi, estranei alla toponomastica ufficiale, con cui nel linguaggio dei pescatori vengono indicate le numerose scogliere. Sono nomi della tradizione che comunicano, in tutta la più schietta bellezza, le caratteristiche di questo tratto di mare turchese, nel quale la natura si esprime forse nella sua forma più lirica. Sono luoghi che entrano nel cuore e diventano un invito incessante a tornare e riamare senza fine quest’aria e questo mare.

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Conca dei gradini

E’ piccola Conca, ma forse non basta un giorno per visitarla perchè le sue bellezze sono sparse lungo molte “scalinatelle” che giustificano la variante del nome: Conca dei gradini. Non è possibile rinunciare alla passeggiata a S. Antonio, tranquilla, panoramica, balsamica e romantica, tra le più piacevoli della costiera. Comincia dal sentiero che è detto “sotto i pali” o anche delle “cinque essenze”, quelle della vite, del limone, dell’ulivo, del carrubo e del melograno. Le tappe del percorso sono: la chiesa di S. Antonio, che è il Duomo di Conca, la chiesa di S. Michele e una bianca, piccola edicola sacra posta ai margini di una lunga roccia – detta “la tavola” – dalla quale si scorgono, impressionanti e sconvolgenti, i precipizi e i burroni che si perdono nell’ombra di una gola selvaggia e profonda, il cui nome – Furore – è la più precisa definizione del luogo.

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Conca di cielo

Per un po’ di tempo, è sembrato che l’apertura della strada nazionale Sorrento-Amalfi-Salerno facesse cadere nel dimenticatoio un posto come Conca, fino ad allora punto nodale ed utile appoggio nei traffici marittimi. E poi la tonnara veniva soppiantata da tecnologie più potenti e moderne: queste non erano certo grandi premesse per un prospero futuro. Invece no: questi ultimi anni hanno visto il risveglio e la rinascita di questa preziosa località. Gli esempi più clamorosi sono certamente i passaggi di Jacqueline Kennedy, della regina d’Olanda e di Gianni Agnelli, che hanno scelto il mare e le disarmanti bellezze paesaggistiche di Conca dei Marini per fermarsi a fare i bagni. D’altra parte sono numerose le citazioni di artisti, scrittori e visitatori di tutto il mondo che si sono lasciati sedurre da questi luoghi, arrivando a creare l’ormai celebre appellativo di “Conca di Cielo”.

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Dove abita la pace

Molti illustri visitatori hanno avvertito quasi una sensazione di infinito, un’impronta divina tra le vie e le abitazioni di questa perla della Costiera. Forse perchè le case non sono ammucchiate, ma sparse qua e là, sempre cintate di verde. Non ci sono edifici grandiosi, ma residenze unifamiliari di grande semplicità. E’ ovunque presente la tradizione: nelle cupolette a guanciale, nella classica loggetta e nella scala esterna. Il bianco la fa da padrone, sui muri robusti e antichi, con gli spigoli arrotondati senza cornici di gronda. Dal mare, tutto questo sembra un grande libro di storia, aperto sul leggio delle colline. La pace abita qui: dove ancora oggi fanno la lavorazione artistica della palma, quella delle nasse e dei cesti per la pesca e i ricami a mano.

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Dove riposano le leggende del mare

Conca dei Marini, l’antica “Cossa” dei Tirreni, divenne colonia romana nel 481 a.C. e fu una preziosa alleata di Roma nella seconda guerra punica. Ha sempre avuto una valida marina mercandile, in contatto con i diversi paesi del Mediterraneo. “Codesto traffico attivo e continuo fece prosperare Conca per più secoli, principalmente sotto le dinastie degli Svevi ed Angioini di Sicilia e di Napoli”. Questa prosperità è continuata per più secoli, parallelamente a quella della repubblica di Amalfi che aveva qui un ricovero navale e forse il centro di reclutamento degli equipaggi, in particolare sotteo le dinastie degli Svevi e degli Angioini. Nel X secolo, un violento cataclisma ne distrusse molte costruzioni, tra c ui la chiesa di Santa Maria “de Grado”, che nel secolo successivo venne ricostruita dagli abitanti, sul posto dove attualmente sorge la chiesa di Santa Rosa. Ancora oggi questo luogo è la più importante testimonianza della storia di Conca dei Marini. Nel 1681, con l’appoggio del Comune e la grande volontà di Suor Maria Pandolfi, fu fondato un Convento di domenicane che è stato attivo fino al nostro secolo. Oggi, nella struttura dell’ex convento, c’è un albergo che porta lo stesso nome della chiesa: qui, sul terrazzo principale, si ha la più incantevole e squillante visione panoramica del golfo di Salerno.

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Gastronomia da non perdere

Come è vero che la rinomata sfogliatella è pronta ad accogliere, nel modo più dolce e accattivante, gli amanti dei “piaceri della tavola”, è ancora più vero che la cucina di Conca dei Marini va gustata dal primo all’ultimo (sfizioso) piatto. Ecco i “momenti salienti” del Menu:

Pennette al pomodoro “piennolo”
Pennette con zucchini dell’orto
Spaghetti al sugo di gambero rosso del corallo
Zuppa di pesce di scoglio
Coniglio alla foglia di limone
Parmigiana di melenzane e zucchine
“Sfogliatella Santa Rosa”
“Passolini”: acini d’uva passa in un minuscolo cartoccio (fatto con foglie profumate di limone e legate con un sottile filo di giunco)

Una curiosità per pochi eletti:
Ortica di mare – un’alga (reperibile a poco più di un metro di profondità) viene preparata a mo’ di frittella: si tratta di una prelibatezza unica nel suo genere, assolutamente tipica. Chi vorrà gustarla dovrà: attendere la stagione favorevole (che, in genere, va da giugno a settembre) e il momento opportuno in cui le condizioni del mare ne avranno permesso la pesca.

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Il convento di Santa Rosa

Sulla strada che porta ad Amalfi, come a proteggere dall’alto la quiete di Conca dei Marini, c’è l’ex convento di Santa Rosa, oggi sede di un albergo che ne ha conservato il nome. Può dirsi il fiore all’occhiello della località o il “Settimo Cielo” della costiera. La sua sagoma si intravede da Capodorso e appare sempre più imponente man mano che si procede verso Amalfi. Nella chiesa accanto si trova custodito il capo di San Barnaba Apostolo, la reliquia più importante della provincia dopo il corpo di S. Matteo a Salerno e quello di S. Andrea ad Amalfi. E’ proprio nel seicentesco monastero che ha visto la luce la famosa (e imperdibile) sfogliatella “Santarosa”.

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La Grotta dello Smeraldo

Un “unicum” è la grotta di smeraldo annidata nella silente e solenne baia di Conca, in una piega dell’orlo costiero. E’ stata ritrovata nel 1932 da un pescatore che in seguito, fino alla sua morte, ha indossato una fascia che lo glorificava con la scritta: “scopritore della grotta”. Gli si deve chiaramente tanto: per convenire su questo, basta entrare nella grotta nel momento in cui, con il sole alto e il mare calmo, si creano delle incisioni di luce, con riflessi e barbagli che colorano tutto l’ambiente interno e le conferiscono quel fascino unico, che ha già fatto invaghire molti turisti. Vi si può accedere dalla strada nazionale, con ascensore o scala, oppure dal mare. Alla banchina d’ingresso, una zattera introduce nella spelonca che, come per incanto, si trasforma in un fantastico tempio verde, ricco di cariatidi, figure, cortine e bassorilievi: opera dei millenni e dell’acqua stillante dalle volte. Ma ciò che più sorprende, è il veder sorgere dal mare numerose e robuste strutture stalagmitiche. Queste, logicamente, non avrebbero potuto formarsi se la grotta non fosse stata un tempo all’asciutto e non potrebbero trovarsi ora nell’acqua se, per il fenomeno di bradisismo, il suolo non si fosse abbassato portando intatta nel mare la parte inferiore della caverna. L’interesse per la Grotta di Smeraldo è cresciuto da quando, nel 1956, i sub hanno adagiato sul fondale un presepio di ceramica bianca.

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La Torre del silenzio

La più bella torre della riviera, che cavalca un pittoresco e possente promontorio, non poteva non trovarsi qui. Di forma quadrangolare, rivela la sua origine cinquecentesca in quanto su questa costa le torri a pianta circolare, meno resistenti, risalgono al XIV secolo e quelle a pianta quadrata, più robuste, al XVI secolo. Della Torre Bianca si è parlato e scritto a lungo in passato, per il fatto che fino agli anni ’60 fungeva da cimitero. Se ne discusse persino alla Società delle Nazioni e vi fu chi la paragonò alle “torri del silenzio” indiane. Tuttavia questo nobile sepolcreto non ha mai avuto, in realtà, nulla di macabro e funereo, tant’è che sul promontorio dove sorge, sono sempre affluiti cacciatori ed escursionisti: forse è corretto considerarla un simbolo o un “venerabile avello”. Si racconta che un giorno, davanti a questa vecchia costruzione saracena, gli abitanti di Conca si accorsero che c’erano due anziane turiste americane inginocchiate. “Che cosa fate in quella posizione?”. “Stiamo pregando Dio per farci morire qui ed essere sepolte nella torre. Questo è il posto più bello del mondo”. Furono convinte a desistere da quel tipo di preghiera. Ogni anno, ancora oggi, tornano a Conca: questa volta per divertirsi.

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Miss Costiera

Come una donna da cui è impossibile non restare affascinati, Conca dei Marini è un piccolo gioiello nel grande tesoro della Costiera Amalfitana. Innamorarsene è fin troppo facile: chi ha già imparato a conoscere ogni approdo e ogni insenatura in questo mare di un azzurro “denso come metallo fuso”, ha subito eletto la sua “Miss Costiera”. Tra improvvisi balzi fino a quattrocento metri d’altezza, corre lungo il mare per circa tre chilometri: tanto le basta per rapire lo sguardo prima e il cuore poi, a chi si muove tra Amalfi e Praiano. Case imbiancate a calce, con cupole, adagiate lungo la collina di S.Pancrazio e nei limoneti di Sant’Antonio. Scorcio panoramico di suggestiva bellezza, il borgo marinaro arroccato nell’ansa del mare è Conca dei Marini, piccolo centro marinaro che negli anni Settanta annoverava tra i suoi più affezionati habitués la principessa Margaret d’Inghilterra. Il suo nome è la conseguenza di un retaggio culturale che parla di una attitudine marinara antica. Storie avventurose di bastimenti e di vele, tempeste, naufragi e tanta perizia.

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Pomodorini a "piennolo"

Hanno forma quasi tonda, piuttosto piccola ed appena raccolti vengono sistemati a “piennolo” (cioè a campanile), mediante una sottile cordicella che, oltre a tenerli insieme, consente di appenderli in una zona asciutta ed ombreggiata per poterli conservare per tutto l’anno. I pomodorini maturano sui terrazzi soleggiati e, conservando il sapore dello iodio, permettono di conferire alle gustose salsette e zuppe di pesce un sapore unico ed inimitabile.

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Sant'Antonio

Posta su una sporgenza rocciosa, questa chiesa risalente al 1200, domina il mare da uno scosceso pendio. Più confacente a un castello, la sua particolare posizione l’ha tuttavia salvaguardata dalle incursioni di pirati e saraceni che, in questi luoghi, assalivano e saccheggiavano con ferocia inaudita. Oggi, nonostante i diversi restauri, la struttura architettonica ha conservato l’antica armonia che trasmette ai visitatori una sensazione di spiritualità e pace. Ogni anno, il 13 giugno, alle prime luci dell’alba giungono dai paesi vicini, a piedi nudi, gruppi di fedeli in preghiera. Dai sentieri nascosti tra il verde degli ulivi e dei limoni, sale struggente il canto delle “zitelle scapellate”, ragazze scalze e vestite di bianco che, in profonda venerazione, si recano ai piedi del Santo per glorificarlo o chiedere una grazia. Quest’atmosfera di grande umiltà, origina intensa commozione e, per brevi istanti, ridona all’uomo le proprie origini.

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San Pancrazio

Un diverso punto panoramico offre la spianata che, quasi a forma di nave – la cosiddetta punta “vreca” – sta dinanzi alla chiesa di San Pancrazio. Vi si accede per una comoda scalinata che inizia dalla strada Amalfi-Positano, nei pressi dell’albergo Belvedere. La vista da qui è superba, ma ancora meglio è quella che si gode dalla casa del parroco e dal campanile di San Pancrazio. La chiesa è circondata da un oliveto bellissimo attraversato da uno scenografico scaleo ricordato dai versi di Alfonso Gatto e dalle tele di Mario Avallone e Clemente Tafuri. In un locale della chiesa sono ancora oggi presenti numerosi quadri che documentano gli “ex-voto” per i miracoli attribuiti a Don Gaetano Amodio, più volte invocato dai marinai nei momenti di pericolo. Qui si continua ad avvertire la tensione e il sentimento di paura della gente di Conca, che conserva vivo il ricordo delle vittime dei naufragi.